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ASSOCIAZIONE
FIGLI DELLA SHOAH

Irène Nemirowsky

 

Il 13 luglio 1942 era il primo giorno di vacanza.
Nel villaggio regnava la calma: la Francia era stata sconfitta e occupata, quindi non c'erano in programma festeggiamenti per la ricorrenza del 14 luglio.
All'ora della colazione sono arrivati i gendarmi.
Ero stupita da quella presenza insolita, ma non spaventata.
Ricordo soprattutto il silenzio pesante, denso come se un cielo gonfio di tempesta fosse sceso nella stanza. Io ed Elisabeth siamo state accompagnate al primo piano, da dove non  potevamo vedere o sentire nulla.
Siamo ridiscese dopo qualche minuto per salutare mamma Irène che partiva per un viaggio...
Non ci furono lacrime... appena qualche parola per raccomandarci di comportarci bene.
Non sapevo che sarebbe stato un viaggio senza ritorno.


(...)Una sua lettera dalla gendarmeria di Toylon-sur-Arroux, poi due bigliettini dal campo di Phitiviers, e così, dal suo ultimo messaggio, abbiamo saputo che mia madre era in partenza per l'Est... il suo convoglio si sarebbe fermato ad Auschwitz.

Dal carcere di Le Creusot mio padre mi affidò due cose importanti: mia sorellina e una valigia da cui mi ha fatto promettere che non mi sarei mai separata.
In quella valigia, scoprii molti anni dopo, c'erano foto, carte, un po' di biancheria, e quello che veniva chiamato il "quaderno" di mamma e che in seguito si è rivelato essere il famoso manoscritto di Suite Francese.
La valigia era pesante e per portarmela dietro avevo dovuto abbandonare la mia bambola Bleuette, fu una grande tragedia per me, allora ragazzina.
Dopo qualche giorno abbiamo lasciato, orfane, il paese in piena notte.
Nessuno si accorse di niente a quanto sembra... Era arrivato il momento del silenzio.
Nemmeno una lacrima, per non fare rumore.

Denise Epstein
da Sopravvivere e Vivere
Ed. Adelphi