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LA VERGOGNA DELLE LEGGI RAZZISTE ANTISEMITE

 

                            

ll 5 settembre 1938, nella tenuta di San Rossore, il re Vittorio Emanuele III firmò la prima delle leggi razziali italiane, con la quale si stabiliva l’espulsione degli insegnanti e degli studenti ebrei da scuole e atenei. Iniziò con questo atto la discriminazione dei cittadini italiani di religione ebraica da parte dello Stato italiano, che nel giro di qualche anno portò alla persecuzione, alla deportazione e allo sterminio di quasi 8.000 persone.

Già all’avvio dell’anno scolastico 1938/39, gli studenti di religione ebraica non furono ammessi a scuola, in forza di quel decreto dei primi di settembre e in conseguenza del censimento razziale operato nell’agosto del 1938. Si andò avanti a tappe forzate pur di procedere a quest’esclusione, a dimostrazione del ruolo assegnato all’istituzione scuola nel progetto totalitario del regime e nella costruzione dell’“uomo nuovo”. 4.400 studenti delle elementari, 1000 delle secondarie, 200 universitari furono espulsi come testimoniato da una moltitudine di documenti e dalle  testimonianze dei protagonisti.

Questo fu purtroppo il primo di quelli che sono stati definiti in seguito i "decreti della vergogna" mentre è di due giorni dopo, il 7 settembre, il testo che fissava "Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri". Il loro contenuto venne annunciato per la prima volta il 18 settembre 1938 a Trieste da Benito Mussolini in occasione di una sua visita alla città. Il mese successivo, il Gran Consiglio del fascismo emise una "dichiarazione sulla razza": era il 6 ottobre e venne successivamente adottata dallo Stato sempre con un regio decreto legge che portava la data del 17 novembre 1938. Nel contesto in cui si inquadrano le cosiddette 'leggi razziali' del fascismo bisogna includere anche il famigerato 'Manifesto della razza', pubblicato originariamente in forma anonima sul 'Giornale d'Italia' il 15 luglio 1938 col titolo "Il Fascismo e i problemi della razza", quindi ripubblicato sul numero uno della rivista 'La difesa della razza' il 5 agosto firmato da 10 sedicenti "scienziati".

L’insieme delle leggi razzistea antisemite, colpì ogni settore della società italiana e sconvolse di conseguenza le esistenze, il lavoro, gli studi di coloro che ne furono l’obiettivo in un tragico crescendo che per migliaia di ebrei.

Va detto, ad ulteriore specificazione, che le leggi razziali italiane del 1938 non costituirono una svolta improvvisa del regime fascista ma portarono a compimento le politiche di apartheid e di esclusione razziale messe a punto nell’occupazione dell’Etiopia nel 1936.