Attendere prego…

HOME SOSTIENI CHI SIAMO NEWS CONTATTI LINK FAQ ENGLISH MEMORIALE DELLA SHOAH KIT DIDATTICO TESTIMONIANZE MOSTRE ITINERANTI PIETRE D'INCIAMPO SEMINARI GIORNO DELLA MEMORIA EVENTI DALLA NOSTRA PAGINA FACEBOOK SEZIONI

ASSOCIAZIONE
FIGLI DELLA SHOAH

COSI' I DANESI SALVARONO I LORO CONCITTADINI DI RELIGIONE EBRAICA

 

Il 9 Aprile 1940 le truppe del Terzo Reich invasero la Danimarca. Il Governo danese non oppose resistenza e la sua collaborazione con gli occupanti permise al paese di rimanere relativamento libero, mantenendo il proprio assetto politico fino al 1943.

Nonostante la collaborazione, lo Stato danese mantenne sempre un atteggiamento fermo contro la politica antisemita della Germania, sostenendo a più riprese che “non esisteva alcuno problema legato agli ebrei", punendo  i responsabili di azioni criminali antisemite. Fu presto chiaro alla Germania Nazista che la deportazione degli ebrei danesi sarebbe stata ostacolata in tutti i modi.
Nel 1943 la situazione si aggravò. In Danimarca si intensificarono scioperi e sabotaggi. Berlino reagì inviando un ultimatum al governo danese. Esigeva l'introduzione della legge marziale, del coprifuoco, l'istituzione di tribunali speciali ed il ripristino della pena di morte.
L'ultimatum fu respinto, il governo si dimise, fu istituita la legge marziale, i soldati e i marinai danesi furono internati, i segretari dei ministeri assunsero la funzione di ministri permanenti.
Continuarono invece ad operare regolarmente Tribunali e forze di polizia danesi.
Finiva così la "cooperazione" ed iniziava la "questione ebraica".

Il piano dei nazisti era di attuare la deportazione durante il periodo di Rosh Hashanah (il capodanno ebraico, che quell’anno cadeva tra il 29 settembre ed il 1 ottobre), sicuri così di trovare le persone nelle loro case. Fortunatamente, grazie all’intervento di Duckwitz, le comunità ebraiche furono avvertite in tempo: solo poche persone e alcuni malati si fecero trovare in casa.

La fuga fu resa possibile grazie alla solidarietà non solo del governo  danese e del suo re Cristiano X, ma anche grazie all’aiuto della gran parte della popolazione danese, così come la stessa polizia locale. I danesi aiutarono i loro compatrioti ebrei a nascondersi in un primo momento, a eludere poi i controlli e le domande dei nazisti, e ad accompagnarli al porto dove si sarebbero poi imbarcati per la Svezia nel mese di ottobre.

La Svezia, dopo l’esitazione dei mesi precedenti, capì la gravità della situazione. Nell’agosto dello stesso anno accettò di ospitare tutti gli ebrei danesi con lo status di rifugiati. In questo frangente, giocò un ruolo importante la dichiarazione fatta da Niels Bohr, ebreo danese in Svezia. All’uomo, un fisico di successo, fu proposto di recarsi negli Stati Uniti per partecipare al progetto di costruzione della bomba atomica. Egli rispose che non l’avrebbe fatto fino a quando la Svezia non avesse accettato di accogliere i rifugiati danesi. 

Oltre 7.000 cittadini danesi di religione ebraica ebbero salva la vita sfuggendo alle deportazioni, imbarcandosi nottetempo su dei pescherecci.
Navi svedesi con le luci di bordo accese furono dislocate lungo l'Øresund con il compito di guidare ed assistere le imbarcazioni danesi cariche di profughi.
In alcuni casi, i fuggiaschi furono trasbordati direttamente sulle navi svedesi in mare aperto.

Ma anche qui i concittadini  aiutarono a pagare parte della somma del viaggio insieme a numerosi benefattori locali. Purtroppo non tutti riuscirono a salvarsi  in Svezia: circa 400 ebrei furono deportati nel campo di concentramento di Theresienstadt.

Ma, le pressioni del governo danese resero possibile il monitoraggio e l’approvvigionamento dei deportati da parte della Croce Rossa Danese. Circa 50 ebrei morirono durante questo periodo, mentre i restanti furono inviati in Svezia dopo la fine della guerra. Il salvataggio degli ebrei danesi rimane, nella tragica storia della Shoah,  un'esempio di solidarietà civile e coraggio individuale.
Bo Lidegaard, nel suo libro Il popolo che disse no, ha scritto:" Naturalmente, alcune porte rimasero sbarrate. E, naturalmente, codardia, tradimento e avidità emersero in determinate situazioni. Ma la democrazia danese si era mobilitata per proteggere i valori su cui si fondava. Con la decisione di estendere la soluzione finale alla Danimarca, il Terzo Reich aveva risvegliato la forza più potente di un paese: la comune volontà popolare".