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FIGLI DELLA SHOAH

LUCIANA NISSIM MOMIGLIANO

 

 

Luciana Nissim nasce il 20 ottobre 1919 a Torino in una

famiglia colta e agiata. Di origine ebrea riscopre i suoi le-

gami con l’ebraismo a seguito delle leggi razziali del 1938

e prende a frequentare la biblioteca della scuola ebraica

dove incontra tra gli altri quelli che saranno gli amici del-

la vita: i fratelli Artom, Franco Momigliano (che diventerà

suo marito), Vanda Maestro, Eugenio Gentili Tedeschi, Pri-

mo Levi, Giorgio Segre, Giorgio Diena, Alberto Salmoni e

Bianca Guidetti Serra.

Dopo l’8 settembre 1943, con la famiglia e l’amica Van-

da si rifugia in Val d’Aosta, dove, dopo qualche tempo, le

due ragazze entrano in contatto con la banda partigiana

in formazione di cui fa parte anche Primo Levi e che tra il

12 e 13 dicembre subisce un rastrellamento fascista che

porterà i tre amici prima nelle carceri di Aosta e quindi a

Fossoli.

A Fossoli a loro tre si unisce Franco Sacerdoti e i quattro

diventano inseparabili. Insieme salgono sul convoglio che

il 22 febbraio parte per Auschwitz.

All’immatricolazione nel Lager di Birkenau Luciana dichiara

di essere medico e questo contribuisce alla sua salvezza:

viene destinata al Revier, l’infermeria del campo, dove si

rende conto dell’inutilità del suo lavoro, ma è risparmiata

dal ritmo mortale della vita del campo.

Alla fine di agosto si offre volontaria come medico per

Hessisch Lichtenau, campo di lavoro dipendente da Bu-

chenwald, e da qui, grazie a un elettricista italiano, riesce

a far pervenire una cartolina a Franco Momigliano. Resta

nel campo fino a quando l’avanzata degli alleati costringe

le SS all’evacuazione dei campi. Durante un trasferimento

decide di scappare e con una ragazza slovacca trova rifu-

gio presso una fattoria fino alla guerra: “io dico che era il

25 aprile [...]”.

Presta il suo lavoro di medico in un campo di raccolta di

deportati a Grimma fino all’estate. Ritrova la libertà scri-

vendo ancora a Franco, legando l’esperienza appena pati-

ta, che già sta diventando memoria, allo slancio verso una

vita libera: “ Sono stata deportata nel campo di concen-

tramento più terribile del mondo, Auschwitz, in Alta Slesia,

Polonia - è stato tutto molto duro e pericoloso, ma lo vedi,

sono una dei non molti che ne sono usciti. Ed è così bello

essere vivi e liberi. Ed è così strano poterti scrivere che

non riesco a dirti niente, [...] Ciao Franco - è troppo bello

pensare che ti rivedrò.”

La relazione con l’altro è colta con immediatezza quale

elemento di costruzione della propria identità su cui si mi-

sura nel campo la perdita di sé e al ritorno il rinascere della

voglia di vivere.

Il 20 luglio 1945 arriva a Biella. Porta immediatamente la

sua testimonianza componendo insieme a Pelagia Lewin-

ska il libro a due voci Donne contro il mostro che esce per

l’editore Ramella nel 1946: Luciana sceglie per il suo pez-

zo il significativo titolo Ricordi della casa dei morti. Poi non

parlerà più, riconoscendo all’amico Levi il ruolo di testi-

mone per tutti. Nel novembre 1946 si sposa con Franco,

con cui condividerà il dolore per una bambina nata morta

(Vanda) e poi la gioia di un figlio (Alberto).

Dopo aver diretto a Ivrea l’asilo nido della Olivetti, si trasfe-

risce con il marito a Milano, dove studia con Franco For-

nari e Cesare Musatti diventando figura importante della

psicoanalisi in Italia. Nel suo lavoro trasferisce l’esperienza

accumulata e l’ascolto diventa perno di un’attività segnata

da un bisogno di parola che è scambio.

Muore a Milano nel 1998. I suoi documenti sono ora de-

positati all’Istituto piemontese della Resistenza, dopo che

Alessandra Chiappano li ha raccolti e studiati con la sen-

sibilità della storica impegnata, tra i pochi, allo studio della

deportazione femmiile e che qui ricordiamo con affetto e

riconoscenza.

 

Centro Studi Fondazione Fossoli