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Il programma di eutanasia nazista: AKTION T4

 

Riprendendo ed esasperando concezioni di eugenetica sviluppatesi in Europa e in Germania a partire dal primo decennio del Novecento, il nazismo educò progressivamente all'idea di "vite inutili", (lebensunwerte Leben, "vite che non valgono la pena di essere vissute), dannose per molti aspetti - da quello economico a quello "razziale" - alla collettività.
Il 1° settembre 1939 vennero attribuiti poteri speciali a una commissione che procedette a definire le complicate vie burocratiche con cui sopprimere le "vite inutili".
Il comitato aveva sede a Berlino, in una villa di un quartiere residenziale, al n.4 della Tiergartenstrasse: da cui il nome in codice "T4", che indicava il centro organizzativo della "Fondazione di utilità pubblica per la cura e il ricovero in istituti", eufemismo per celare il "Programma di Eutanasia".
Coperto dal segreto di Stato, organizzato minuziosamente, il Programma era rivolto alle persone affette da malattie giudicate incurabili, agli individui portatori di handicap, o definiti anormali o asociali, di ogni età e sesso, residenti in Germania e nell'Austria occupata, e considerati "bocche inutili", "vite indegne di essere vissute". Li aspettava una "morte misericordiosa":
Una complessa rete di collaboratori medici aveva l'incarico di schedare gli individui da eliminare, ricoverati in cliniche e ospedali pubblici e privati, dividendoli in tre categorie:
1) I ricoverati affetti da schizofrenia e sindromi neurologiche.
2) ricoverati da più di cinque anni;
3) ricoverati nei manicomi criminali, appartenenti alle cosiddette "razze inferiori", oppure stranieri, anche se non affetti dalle patologie suindicate.

Prelevati dagli ospedali e dagli istituti in cui si trovavano, vennero condotti nei centri specializzati dipendenti dal T4 e qui soppressi con metodi studiati appositamente.
L'eliminazione con il gas monossido di carbonio si rivelò la pratica più efficace, anche per l'espediente delle finte docce.
Il Programma, esteso agli inabili al lavoro (per esempio, ai grandi invalidi tedeschi della prima guerra mondiale e, sembra,  ai feriti gravi nella guerra in corso) e alla popolazione dei Paesi orientali conquistati, venne interrotto ufficialmente nell'agosto del 1941, soprattutto per l'opposizione delle Chiese, luterana e cattolica; ma continuò in altre forme sino alla fine della guerra.
I centri T4 furono sei: Grafeneck, Brandenburg, Bernburg, Hartheim, Sonnenstein, Hadamar.

Complessivamente si ebbero oltre 70.000 vittime, nel corso dell'intera operazione.

 

Il trattamento "14f13"
Le strutture del T4 furono utilizzate poi per i prigionieri dei KL malati e/o inabili al lavoro.
Commissioni si recavano nei Lager e compilavano liste dei destinatari alla soppressione dopo un esame sommario, talvolta raccogliendo adesioni volontarie con la prospettiva di inesistenti "campi di riposo". Le vittime del trattamento 14f13 erano portate prevalentemente a Sonnenstein e Hartheim.
Da Mauthausen e Gusen sono documentati trasporti di questo tipo per un totale di circa 5.000 vittime; da Dachau furono inviate più di 3.000 persone; circa 1.400 da Buchenwald e poco più da Ravensbruck.

Il Castello di Hartheim
Sorto nel Rinascimento, divenuto poi ricovero per bambini gravemente ammalati, il Castello fu trasformato nella primavera del 1940 in fabbrica di morte: fino al 1943 vi furono uccise migliaia di persone.
Funzionò anche come camera a gas per il Lager di Dachau e per quello di Mathausen (che pur possedeva una sua camera a gas).
I prigionieri furono trasportati in autobus che avevano l'assoluta precedenza, i cui vetri erano rivestiti da tendine e da uno strato di vernice.

I centri del "Programma di Eutanasia" furono gestiti in prevalenza da uomini delle SS, che con la fine del T4 si ritrovarono a capo dei grandi campi di sterminio immediato (Belzec, Sobibor, Treblinka) ma anche in altri Lager (la Risiera di San Sabba a Trieste).

Lucio Monaco