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Le visite della Croce Rossa Internazionale a Terezin

 

 

I nazisti si sforzarono a più riprese e in diversi modi di spacciare Terezín come un ghetto modello; anzi, nel momento in cui cercarono di offrire a diversi soggetti un’immagine idilliaca (e quindi del tutto falsa) di Theresienstadt, essi tentarono di nascondere quello che effettivamente stavano mettendo in atto, nei confronti degli ebrei che cadevano sotto il controllo tedesco.

A questo scopo, i nazisti organizzarono due visite della Croce Rossa alla Grande fortezza. La prima delegazione arrivò nel giugno 1943, un mese dopo che le autorità tedesche (sempre a scopo propagandistico) avevano cambiato il nome ufficiale di Terezín, cosicché il ghetto si chiamava ora insediamento ebraico (Siedlungsgebiet). Il primo gruppo di visitatori era misto: alcuni rappresentavano il Comitato Internazionale della Croce Rossa, altri la Croce Rossa Danese. Il rapporto steso in questa circostanza fu abbastanza vicino alla verità, anche se – per ragioni politiche – fu deciso di non divulgarlo.

La seconda visita (23 giugno 1944) fu invece orchestrata al meglio dai nazisti, che la prepararono nei minimi dettagli. Nelle sei ore che Maurice Rossell e gli altri delegati passarono nella Grande fortezza, fu mostrato loro un ghetto modello del tutto finto, con gente sana, vitto abbondante e alloggi puliti, tutt’altro che sovraffollati.

L’inganno riuscì perfettamente; ma, forse, una parte del merito va attribuita pure all’ingenuità di Rossell, che anche a distanza di anni non riuscì mai a capacitarsi davvero di essere stato clamorosamente imbrogliato (e di essere caduto così facilmente nella trappola nazista).

IL PRIMO RESOCONTO

La prima visita della Croce Rossa a Terezín, per i nazisti, fu un successo solo parziale, in quanto alcuni degli ispettori colsero gran parte dei problemi del ghetto, come emerge dal seguente rapporto, steso da un funzionario svizzero.

I rappresentanti della Croce Rossa tedesca si sono fermati 48 ore a Theresienstadt, e sono rimasti fortemente impressionati, per non dire traumatizzati, dalla situazione del luogo. E’ stata la prima volta che esponenti della Croce Rossa tedesca sono entrati in contatto con deportati. A Theresienstadt si trovano 43 800 ebrei. Di questi, 2/3 sono adibiti a vari lavori, mentre 1/3 è completamente inabile a qualsiasi lavoro.

La situazione del ghetto è orribile. Manca tutto, la gente è spaventosamente denutrita, e l’assistenza medica è assolutamente insufficiente. Le condizioni abitative sono raccapriccianti, dal momento che in una cittadina nella quale prima abitavano 7000 persone oggi ne abitano circa sei o sette volte tanto. In una casa nella quale è alloggiato un numero di persone cosiddette di riguardo (tra l’altro un membro della famiglia Bleichroeder) abitano circa 4/5 persone per stanza. Nelle abitazioni della gente comune naturalmente le cose vanno ancora peggio.

Malgrado ciò, l’organizzazione interna del ghetto fa tutto ciò che può. Vi sono cucine pubbliche, asili infantili, ospedali. Nella città stessa esistono anche alcuni negozi dove si può comperare qualcosa. All’interno del ghetto circola uno speciale mezzo di pagamento coperto da denaro depositato su conti di fantomatiche banche (probabilmente una parte dei patrimoni sequestrati agli ebrei stessi).