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Dal Campo di Ferramonti alla creazione del Gelato Algida

 

Tarsia è una piccola località in provincia di Cosenza che, come altri piccoli borghi italiani, conserva storie (quasi) dimenticate. Storia triste, in questo caso, perché nei ricordi di chi l’ha vissuta ci sono baracche, guardie e filo spinato simboli inequivocabili della sofferenza e della morte di milioni di persone. Infatti, Tarsia ospita fino al 1943 il campo di concentramento di Ferramonti destinato ad italiani e a stranieri di paesi nemici e di origine israelita. Fra gli internati l’ingegnere austriaco Alfred Wiesner originario di Zagabria (sino al 1918 parte dell’Impero austro-ungarico), fuggito poi in Italia nel ’41.
Vero, in quell’anno l’Asse invade la Jugoslavia e in Croazia Ante Pavelic scatena una dura persecuzione ai danni di ebrei, serbi, zingari, ortodossi e altre minoranze; inoltre le leggi razziali sono in vigore anche in Italia eppure Wiesler non è l’unico ebreo a scegliere la Penisola quale rifugio. Coloro i quali infatti non sono riusciti a lasciare l’Europa in fiamme raggiungono città italiane da Austria, Germania, Regno di Jugoslavia, Francia con la convinzione che le politiche anti semite di Roma siano meno crudeli di quelle naziste. Convinzione difficile da spiegare, anche perché agli inizi della Seconda Guerra Mondiale il territorio nazionale non manca di luoghi di confino e di internamento: proprietà demaniali,  fabbricati industriali (Urbisaglia, Treia) e polveriere riconvertite quali ad esempio Colfiorito, sul confine fra Umbria e Marche. Eppure fino alla rottura dell’alleanza con la Germania e all’occupazione tedesca della Penisola, pur se estromessi dalla vita pubblica e con minori diritti degli altri cittadini, le comunità ebraiche in Italia riescono a sopravvivere al clima di violenza che domina l’Europa occupata.

E’ il caso degli internati di Ferramonti di Tarsia, un complesso concentrazionario di circa duemila anime che conta addirittura cinesi. Le guardie del campo sono agenti della Pubblica Sicurezza che si limitano a sorvegliare i detenuti, al fianco della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale unità di camicie nere che si mostra invece meno flessibile nei confronti dei reclusi. 
Con la caduta del fascismo prima e con l’arrivo degli inglesi nel settembre 1943, la popolazione del campo di Tarsia si assottiglia (alcuni internati vi resteranno fino al 1945): fughe e rilasci porteranno ebrei e stranieri a cercare di ricongiungersi con le famiglie.  

Trasferito a Bagni di Lucca, Alfred Wiesner abbandona la Toscana per cercare la moglie che ritrova ad Ancona. Ora, con l’Italia occupata dai tedeschi, la vita per gli ebrei  è molto più difficile e i coniugi Wiesner sono catturati e deportati nel carcere di Fossombrone dal quale, però, Alfred evade per poi unirsi alla Resistenza. 

Dopo il conflitto il generale britannico Harold Alexander gli riconosce la qualifica di patriota e gli Alleati, in segno di gratitudine, consegnano all’ingegnere austriaco un singolare dono: una coppia di macchine industriali per gelati che saranno la base di un’iniziativa imprenditoriale destinata ad avere un successo enorme. Col socio Italo Barbiani, infatti, Alfred fonda l’Algida marchio made in Italy da sempre icona dell’estate. Il primo prodotto è il Cremino, popolare gelato datato 1953 (anno della registrazione del brevetto) ma probabilmente realizzato già alla fine dei ’40. 

Alfred Wiesner muore negli anni ottanta dopo aver contribuito a lanciare e a rendere popolari gli intramontabili gelati Algida. 

Marco Petrelli