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FIGLI DELLA SHOAH

VENEZIA

 

 

Di seguito sono elencate le attività del 2021 della sezione di Venezia.

 

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Mostra Online " I disegni dei bambini di Terezin"

Giovedì 4 Febbraio 2021, 17:30. Clicca sulla locandina per maggiori informazioni

 

Matteo Corradini racconta Terezin ai ragazzi: IL DRAGO DI DORIS

Lunedì 8 Febbraio 2021, 18:00. Online reading. Clicca sulla locandina per maggiori informazioni

La Città che Hitler regalò agli Ebrei

Giovedì 11 Febbraio 2021, 11:00. Clicca sulla locandina per maggiori informazioni

 

 

 

Presentazione  del libro “I racconti di Matilde” di Ermanno Tedeschi.

Consolato Uruguay a Venezia e Associazione Figli della Shoah

Ringrazio la Presidente del Consiglio Comunale Damiano, sempre partecipe con la mente e con il cuore quando parliamo di Memoria, il Console Scarpa con il quale collaboro ormai da anni per le attività sul Giorno della memoria e l’autore del libro I racconti di Matilde Ermanno Tedeschi

 

Circa un anno fa, merito di Ermanno Tedeschi,ho incontrato Matilde,  la bambola protagonista del libro.

E’ stato per me un incontro speciale, che mi ha colpita e fatto guardare con occhi completamente diversi i  giocattoli che spesso compaiono nelle  testimonianze di bambini scampati alla Shoah.

Ora ,ogni volta che nella mia attività sulla memoria, incontro la storia di un bambino…ricordo Matilde e l’eco delle voci dei  giochi riecheggia in me…

Mille domande si affollano…

Cosa avrebbe potuto raccontare il monopattino del piccolo Angelo Grassini ? Deportato con la famiglia a Fossoli,

Fu stranamente riportato nella sua casa a Venezia da  solo e solo per i giorni del Natale…  Sarà rimasto offeso il monopattino dal silenzio e dall’indifferenza del suo proprietario ormai destinato ad Auschwitz? Si sarà affezionato al nuovo bambino che lo portava a correre per i campi veneziani?

E i giochi di Fiammetta Falco, saranno stati felici di rivederla dopo tanti mesi, dalla vetrina di un negozio del passo dei Giovi, dietro Genova, dove erano in vendita? Lei li ha riconosciuti subito e si è messa a gridare…Scoprendo che la sua casa era stata depredata dai vicini …

 

Per questo nuovo incontro con Matilda,

ho cominciato così a chiedere agli amici, ai parenti, se avessero un giocattolo in grado di raccontare una storia…

Tra i miei libri, ho incontrato Otto, un orsetto di peluche regalato ad un bambino ebreo in Germania negli anni Trenta.

 Dopo molti anni si  ritrova, vecchio e malconcio, nel negozio di un rigattiere in America. L’orsetto  racconta la sua incredibile storia a lieto fine, di un’amicizia che attraversa dolori, persecuzioni, abbandoni e…perfino un oceano.

 

Di Marlene, la bambola di Inge Auerbacher a Terezin mi ha raccontato lo scrittore Matteo Corradini  .Ne parla nel suo ultimo libro Luci nella Shoah. Ora se ne sta in una teca ben illuminata del Museo dell’Olocausto di Washington ed è felice di incontrare molti bambini che le fanno tante domande.

Ho chiesto ai nostri cugini brasiliani, i figli della piccola Franca Amar:  non hanno ricordo di giocattoli, ma mi pare impossibile che una bambina sia partita da Genova per il Brasile, senza una bambola a consolarla, in un viaggio così lungo, per il distacco dall’amata Genova e dalle due sorelle lasciate sul molo. Ci sarà  forse una bambola dimenticata in uno scantinato di San Paolo?

 

Da Israele  mi è giunta una storia da una pantofola,

Sì, proprio una pantofola!

Una piccola pantofola ha raccontato di essere diventata, con l’aiuto di un po’ di fantasia, la bambola coccolata , compagna del sonno e consolatrice di Marcella Mayer di Milano. Dice di aver incontrato la sua bambina di 4 anni a Lucerna e di averne  condiviso la nostalgia per i suoi giochi che aveva dovuto abbandonare…  e l’ansia e la paura . Marcella  aveva vissuto ben due fughe verso la Svizzera, prima  respinta e poi finalmente in salvo.

 Mi è parsa un po’ delusa, la pantofola, per essere stata sostituita, dopo la guerra, da una bambola vera…

 

E poi, solo pochi giorni fa, mi è arrivata una foto: la tutù rossa di Gabrielino una SCHUCO (modello 2000), fabbricata nel 1939, in Germania

Cosa può raccontare una macchinina rossa appoggiata sulla libreria di un soggiorno  in un appartamento di Tel Aviv? Io ho provato ad ascoltarla…

“Ho conosciuto il mio bambino,  Gabriele Dalla Torre,  a Venezia, in un bell’appartamento accanto al famoso teatro La Fenice, era un bimbo vivacissimo di 3 anni. Gabriele si è subito affezionato a me e, quando nel 1940 si è dovuto imbarcare per l’ Australia col il suo papà medico e mamma Giulia, mi ha infilata nel suo sacco insieme ai suoi due libri preferiti, quelli regalati dai nonni, “Il pifferaio magico”  e “Pierino porcospino”.

 Quante corse con lui sul ponte della nave Viminale, l’ultima a partire dall’Italia prima della guerra….

Abbiamo fatto un viaggio lunghissimo, un mese , ma finalmente siamo giunti a Perth, che allora era una piccolissima città dove parlavano una lingua strana. Quando Gabrielino era triste mi toglieva dal suo sacco ed io gli facevo compagnia, anche quando i bambini a scuola  gli gridavano Ebreo e quando gli gridavano “amico di Hitler ( in quanto italiano)”

Sono stata vicino a lui quando è nato il suo fratellino e nell’avventuroso  viaggio di ritorno a Venezia .

Ormai però Gabriele era cresciuto e il mio posto è stato la sua scrivania , tra i libri di matematica e di ingegneria, finchè non decise di portarmi con sé nella più grande avventura della sua vita: una nuova vita in Israele.

Ormai il piccolo Gabriele ha vissuto molti compleanni, dal mio scaffale ho visto le sue gioie e i suoi dolori e mai avrei pensato che qualcuno si sarebbe ricordato della mia storia.

 

Non ho il coraggio di chiedere alle bambole, agli orsetti tra le braccia dei bambini deportati, quelli ricordati da Nedo Fiano che lavorava sulla banchina dei treni ad Auschwitz e da Shlomò Venezia che lavorava come Sonderkommando, a questi giocattoli non ho il coraggio di porre domande, hanno aiutato i loro bambini finchè hanno potuto…

Molti di questi avranno vissuto storie nuove con bambini nuovi  in Germania, ( tutto veniva riciclato )altri sono ancora negli archivi di Auschwitz e nel museo di Terezin, muti, silenziosi, privi di scopo…

 

So che l’autore di” Racconti di Matilde” colleziona vecchi giocattoli.  Non so da dove gli derivi questa passione, ma posso capirlo.

I giocattoli sono davvero qualcosa di speciale nella vita di un bambino.

Davvero speciali,quelli che  hanno accompagnato tanti bambini in giro per mezzo mondo a seguito dell’emanazione delle leggi razziali e della persecuzione.

Sono giocattoli magari con ammaccature, con rammendi, ma pieni di Anima e Vita.

Sono in grado di  raccontare la storia di molte Famiglie, in un tragico periodo del secolo scorso.

I giocattoli diventano così testimoni della Memoria, quella che deve essere protetta e tramandata,

affinché la storia non venga dimenticata e non si ripeta.

A questo scopo lavorano tutti i collaboratori dell’Associazione Figli della Shoah, anche a Venezia.